Due Playground diffusi verranno realizzati in Valmarecchia: a Secchiano/Novafeltria e a Pietracuta/San Leo. Gli spazi scelti (parchi, sentieri, scuole o edifici dismessi) saranno rigenerati con installazioni
giocose ed effimere (durata 3-4 mesi).

Le installazioni nasceranno da progetti di arte partecipata, coinvolgendo attivamente bambini, ragazzi e comunità locali. Collaborano Delphine Mistler (artista e designer francese) e Vincent Mathy (illustratore e designer belga), entrambi esperti nell’uso della creatività come strumento di coinvolgimento comunitario.


In preparazione all’arrivo degli artisti, si svolgono i percorsi laboratoriali partendo dalla domanda: Cosa ci piacerebbe immaginare per il nostro spazio?

L’Anfiteatro di Libiano (Pietracuta) è uno spazio aperto, con una tettoia e della sabbia sul pavimento, una fontana sulla strada. Nelle vicinanze si trova un piccolo parco attrezzato con alcuni giochi.

La partecipazione è stata frammentata nella continuità e nel rispetto di orari e iscrizioni, dato che spesso è accaduto che si fermassero a giocare spontaneamente bambine e bambini che passavano di lì. Nonostante questo, durante i laboratori tutti e tutte hanno partecipato attivamente, dimostrando grande coinvolgimento e accogliendo con entusiasmo le modalità e le tematiche proposte.

L’età dei partecipanti di questo percorso era prevalentemente appartenente ai primi anni della scuola primaria.

Il luogo è completamente spoglio, perciò il corpo è lo strumento principale attraverso cui iniziare il gioco. Includiamo anche la sabbia nella nostra ricerca. Sperimentiamo anche i giochi nel parco attrezzato. Ci concentriamo sulle parole per descrivere le nostre azioni: Spingere, dondolare, arrampicarsi, scivolare, girare, arrotolarsi. Per ciascuna di queste cerchiamo una traduzione grafica.

Sfogliamo il libro “Al parco” di Stridsberg e Alemagna per far emergere ricordi ed emozioni legati all’esperienza di gioco libero al parco. Iniziamo disegnando oggetti e spazi che fanno parte della nostra memoria personale, poi su un unico foglio progettiamo insieme un parco dei sogni, dove decidiamo che c’è spazio per tutti e tutte, dove ci sono architetture impossibili e avventurose, e dove c’è anche un razzo che parte ogni ora per la Luna, andata e ritorno.

Raccogliamo materiale naturale (foglie, rami, semi, sassi…) e lo cataloghiamo in delle vaschette. Lo usiamo per costruire delle strutture immaginarie che vorremmo trovare nel playground dei nostri sogni: un luogo sicuro dove possono giocare in autonomia dai più piccoli ai più grandi, immersi nella natura.

Tutto questo diventa una breve animazione in stop-motion che intitoliamo “Il parco del futuro in 48 secondi”.


Palazzo Cappelli è un edificio che offre la disponibilità di uno spazio al chiuso, con tavoli e sedie. Fuori, si trova un piccolo parco attrezzato con alcuni giochi, come altalene, scivolo, dondolo.

La partecipazione degli iscritti è stata continuativa per tutta la durata del percorso. Durante i laboratori tutti e tutte hanno partecipato attivamente, dimostrando grande coinvolgimento e collaborazione all’interno del gruppo ed entusiasmo per le proposte.

L’età dei partecipanti di questo percorso era prevalentemente appartenente agli ultimi anni della scuola primaria e primo anno di scuola secondaria di primo grado.

Piove: non possiamo sperimentare il gioco con le attrezzature del parco, ma solo nello spazio al chiuso e attraverso il nostro corpo. Emergono proposte di gioco organizzato (nascondino, uno due tre stella…) da cui estrapoliamo delle azioni: sdraiarsi, nascondersi, camminare con cautela, rimanere immobili, correre.

Con gli strumenti grafici ripetiamo queste azioni, lasciando che il gesto che gioca lasci una traccia visibile. Leggiamo con attenzione il libro “Al parco” di Stridsberg e Alemagna per riflettere insieme sulle dinamiche di gioco al parco: chi si incontra, come si fa amicizia, che giochi preferiamo, quali sono i nostri ricordi a riguardo.

Disegniamo episodi, oggetti e spazi che fanno parte della nostra esperienza personale di gioco al parco su piccole tessere di carta, che diventano un lavoro collettivo quando a vicenda assegniamo delle parole alle immagini ormai mescolate. Abbiamo coraggio e scriviamo anche dolore e solitudine.

Infine, componiamo la mappa del cuore del nostro playground ideale, fatta dei nostri vissuti e dei nostri desideri. Abbiamo a disposizione del materiale destrutturato e del materiale naturale con cui possiamo progettare e costruire le architetture con cui ci piacerebbe giocare in un playground dei sogni. Raccogliamo i nostri processi progettuali in un unico video in stop-motion.

“Il parco ideale” è fatto di tappeti elastici che ti fanno saltare sulle nuvole, strutture altissime su cui ci si può arrampicare e da cui scivolare, percorsi da fare correndo in macchina, altalene super avventurose che fanno il giro completo….


Bambine e bambini hanno accolto con entusiasmo la proposta di sperimentare gli spazi a loro disposizione per individuare ciò che desidererebbero trovare in un playground ideale, se potessero progettarlo in prima persona. 

Dai percorsi è emerso il desiderio di:

  • sfidare i limiti, attraverso architetture che uniscano brivido e avventura, permettendo di superare le proprie paure;
  • vivere immersi nella natura, in ambienti dove il contatto con essa sia centrale;
  • avere spazi di rifugio, come tende, case in miniatura, tunnel o buchi segreti, per nascondersi o leggere in tranquillità;
  • arrampicarsi su strutture alte, per osservare l’ambiente da una prospettiva nuova; usare il corpo in modo creativo, sovvertendo l’uso tradizionale degli oggetti di gioco (es. altalene trasformate in trottole per girare); a
  • mbienti aperti all’immaginazione, che possano essere trasformati e interpretati liberamente.